Casa e qualità della vita

11 Gennaio 2021
11 Gennaio 2021 barbaramattei

Nell’imaginario collettivo, la casa è intesa non solo come un ambiente in cui ripararsi dalle intemperie e luogo in cui vivere tutti i giorni, bensì anche come rifugio dagli stress giornalieri, luogo intimo e confortevole, spazio altamente privato e ineludibile.

Con il passare degli anni l’abitazione assume un significato e un’importanza molto più radicata e incisiva.

In una normale giornata trascorriamo fino al 90% del nostro tempo in ambienti chiusi, sia in ufficio sia a casa.

Ecco perché è importante migliorare la qualità della vita all’interno, in modo da avere un ambiente salutare in cui vivere, lavorare e giocare

Sono almeno cinque le dimensioni della qualità dell’abitare che possono essere menzionate, ciascuna delle quali è oggetto di una specifica letteratura all’interno degli housing studies.

– Qualità fisica dell’alloggio: riguarda le caratteristiche strutturali dell’abitazione e la sua dotazione di servizi. È tradizionalmente misurata attraverso indicatori fisco-tecnici atti a valutare l’idoneità o l’inidoneità abitativa dell’alloggio (si veda Kutty, 1999 per una panoramica della letteratura di riferimento).

– Disponibilità di spazio abitativo: in questo caso la qualità abitativa è legata all’adeguatezza dell’alloggio rispetto alle esigenze di spazio dei suoi abitanti. Si misura attraverso opportuni indici di densità, tradizionalmente finalizzati a individuare situazioni di sovraffollamento rispetto a determinati standard (per una rassegna sulle definizioni e le misure di densità e affollamento si veda Gray, 2001).

– Qualità territoriale: in questo caso a essere valutata non è l’abitazione in sé, ma la qualità del quartiere o del contesto locale in cui essa è inserita. Poiché le pratiche abitative si collocano su un territorio che va al di là delle mura domestiche, la definizione della qualità abitativa non può prescindere da una valutazione di aspetti relativi al tessuto urbano o locale di riferimento. Tra di essi si possono citare per esempio la dotazione di servizi di prossimità, il livello accessibilità alle diverse opportunities urbane, la presenza di problemi ambientali, la percezione di sicurezza (sul ruolo del quartiere all’interno degli studi urbani si vedano Kearns e Parkinson, 2001; Borlini e Memo, 2008).

– Sicurezza di godimento: la letteratura sottolinea che la casa, oltre a dare protezione fisica, rappresenta una sorta di punto di riferimento cognitivo, una fonte di sicurezza ontologica per l’essere umano (Dovey, 1985; Corigliano, 1991). Tale sicurezza è legata al controllo esclusivo e continuo di uno spazio abitativo da parte dei suoi occupanti. Pertanto la qualità dell’abitare deve essere determinata anche in base alle modalità di occupazione dell’alloggio. Se un titolo di godimento legittimo (come l’affitto o la proprietà) consente di poter disporre di un’abitazione in modo stabile, vi sono situazioni (come le occupazioni senza titolo, gli affitti in nero, i casi di sfratto) che espongono gli abitanti a condizioni di precarietà abitativa (su queste tematiche si veda Crane e Warnes, 2000).

– Sostenibilità economica: all’interno delle società urbane contemporanee le spese per l’abitazione rappresentano le uscite più cospicue nei bilanci familiari e insieme al reddito determinano il livello di risorse disponibili per i consumi (Poggio, 2005). Spese abitative sproporzionate rispetto al reddito percepito possono portare a una compressione del livello di vita familiare, così come costi abitativi trascurabili possono alleviare il disagio economico di famiglie con redditi medio-bassi. È evidente dunque che la qualità dell’abitare passa anche dalla sua onerosità o – utilizzando il termine diffuso nella letteratura internazionale – dalla sua affordability (per una rassegna di questo concetto si veda Hancock, 1993).

La qualità della vita nel mondo: il mondo ha delle realtà molto diverse da Paese a Paese e così anche differenti modi di vivere.

La televisione, il cinema, i libri e l’informazione in generale possono aiutarci a capire la diversità dei vari posti del mondo ma è solo viaggiando che è più facile ed efficace capire questa diversità.

Ed improvvisamente può accadere di rendersi conto di realtà profondamente diverse, interessanti e attraenti più o meno di quella in cui si vive.

Ad un certo punto della propria vita ci si può chiedere se non sia il caso di cambiare il posto in cui si vive o, per lo meno, trasferirsi per qualche tempo in altri posti del mondo.

Questa domanda sorge dalla particolare sensazione che il tempo è unico e passa ed è meglio, potendo, impiegarlo nel posto migliore possibile.

Si parla di qualità della vita ovvero semplicemente vivere bene.

Quando una città ha una buona qualità di vita, significa che la maggioranza della sua popolazione può fruire di una serie di vantaggi politici, economici e sociali che le permettono di sviluppare con discreta facilità le proprie potenzialità umane e condurre una vita relativamente serena e soddisfatta.

Può capitare ad esempio che una coppia ricca ed anziana decide di stabilirsi nel miglior posto sulla Terra per trascorrere gli ultimi anni o qualsiasi altra situazione similare, in cerca del posto più vivibile del pianeta.

Una casa non è una questione di mattoni, ma di amore.Anche uno scantinato può essere meraviglioso.

Questo scriveva Christian Bobin, scrittore e poeta francese.
Tuttavia, siamo sinceri, a chi piacerebbe abitare in un ambiente angusto e poco accogliente? Ovviamente a nessuno!
Quando torni dopo una giornata di lavoro, la casa è quel luogo che raccoglie le tue fatiche e cerca di metterle da parte per regalarti un momento di relax dallo stress quotidiano. Ecco perché investire su un’abitazione bella e funzionale è importante per migliorare la propria qualità di vita.

Fino a qualche secolo fa, i materiali da costruzione erano tutti “naturali”: legno, pietra, terra cruda o cotta e mattoni, infatti, erano la base per la maggior parte delle abitazioni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la necessità di ricostruire velocemente ha prodotto un’edificazione su larga scala.

L’obiettivo di questa nuova tendenza – si potrebbe definire quasi una nuova “filosofia architettonica – era quello di creare un ambiente salubre con alti standard di qualità e igiene per far fronte alle condizioni disumane in cui le persone avevano vissuto fino ad allora: nasce così la bioarchitettura. Questa cultura, che mette al centro il rispetto dell’ambiente e la valorizzazione del verde urbano, si riflette anche sulla costruzione delle abitazioni.

Punta di diamante della bioarchitettura è, quindi, la casa passiva: un ambiente energeticamente sostenibile che non sfrutta materiali fossili, ma sfrutta energia autoprodotta attraverso l’uso di fonti rinnovabili come il solare termico o il fotovoltaico. Una casa ad impatto zero, dunque.

Molto spesso, quando si parla di ottimizzazione energetica di un’abitazione, si considerano le energie rinnovabili (come, del resto, abbiamo fatto anche noi finora). Tuttavia, installare dei pannelli solari non è l’unica soluzione per ridurre l’impatto della propria casa sull’ambiente: prima di pensare alla fonte energetica, è utile eliminare le dispersioni e gli sprechi.

Con questo intendiamo non solo ridurre a zero le emissioni inquinanti ma anche – e soprattutto – isolare l’edificio termicamente (per evitare inutili perdite di calore) e orientarlo in modo ottimale.

Questo significa che le stanze dovranno essere disposte in modo da ricevere la luce naturale del sole per il maggior numero di ore al giorno; in particolare è a sud che dovranno essere rivolti salone, cucina, studio…insomma, gli ambienti in cui trascorri la tua giornata, a nord, invece, le stanze notturne.

Pensiamo alla scelta dei colori, dell’arredamento, degli odori, della musica. Ogni elemento è decisivo per sentirsi a proprio agio nella propria casa.

Ma parlando dell’ubicazione? Quali sono i parametri da tenere a mente.

L’inquinamento, l’assenza di traffico, la vicinanza al mare, collina o montagna. Questo sicuramente dipende dalle necessità di ciascuno di noi. 

Il Paese migliore al mondo per qualità della vita? È il Canada. Per la quarta volta consecutiva. A dirlo è la “Best Countries 2019”, classifica realizzata da uno studio approfondito di VMLY&R BAV Group, U.S. News & World Report e Wharton School della University of Pennsylvania.

Il rapporto ha analizzato 80 paesi in base a una serie di criteri che vanno dall’influenza economica e potere politico alla qualità di vita dei cittadini, così da capire come effettivamente le nazioni siano percepite a livello mondiale.

Sono state intervistate 20mila persone che hanno espresso il loro parere su parametri come la sicurezza, la facilità di trovare un lavoro adeguato alle loro aspettative, l’economia e l’imprenditorialità. Il risultato è una classifica che vede primeggiare per qualità della vita il Canada, seguito sul podio da Svezia e Danimarca.

L’Europa, infatti, si difende molto bene occupando il secondo e il terzo posto. Del resto i paesi nordici sono famosi per la loro qualità della vita tra le migliori al mondo.

Anzi andando a vedere la classifica completa del Best Countries, quella cioè che oltre alla qualità della vita prende in considerazione altri fattori, scopriamo che per il terzo anno consecutivo a conquistare la prima posizione è la vicina Svizzera, seguita da Giappone (percepito come il più innovativo e, per la prima volta, si colloca al primo posto per Imprenditorialità) e Canada.

Ogni anno lo studio analizza diversi aspetti, tra cui appunto la qualità della vita nel mondo, per poi stilare classifiche specifiche per ogni parametro (ben 75) e una classifica generale che tiene conto di tutti i parametri sottoposti a giudizio. In questo modo le persone hanno un quadro più completo dei migliori paesi dove vivere.

Chi sta pensando di rimettersi in gioco, per trovare lavoro oppure andare in pensione all’estero, troverà insomma nello studio Best Countries 2019 numerosi spunti dove trasferirsi per vivere meglio.

Del resto chi di noi almeno una volta non ha pensato: “Adesso mollo tutto e cambio vita?”, non avendo però idea di dove andare a vivere. Bene, il Best Countries potrebbe essere molto utile per capire quali sono i paesi migliori per vivere che – come dicono gli studiosi – spesso non corrispondono ai più ricchi. Ciò su cui gli scienziati sociali sono d’accordo è infatti che la ricchezza materiale non è il fattore più importante nel valutare una vita vissuta bene. I risultati del sondaggio sulla qualità della vita riflettono proprio tale sensibilità.

Il subranking della qualità della vita si basa su una media ponderata di nove punteggi: convenienza, buon mercato del lavoro, economicamente stabile, adatto alle famiglie, uguaglianza dei redditi, politicamente stabile, sicuro, sistema di istruzione pubblica ben sviluppato, e sistema sanitario pubblico ben sviluppato. Il punteggio subranking della qualità della vita ha avuto un peso del 17% nella classifica generale dei migliori paesi.

Per il quarto anno consecutivo, il Canada occupa il primo posto assoluto nel fornire una buona qualità della vita ai suoi cittadini. Gli intervistati del sondaggio considerano il paese nordamericano il numero 1 perché politicamente stabile e con un sistema educativo pubblico ben sviluppato, mentre per il mercato del lavoro si posiziona al secondo posto. Il Canada è inoltre visto come il quinto miglior sistema sanitario pubblico ben sviluppato. Fa peggio solo in convenienza, dove dominano i paesi asiatici.

In generale sono sette i paesi europei a classificarsi tra i primi 10: Svezia, Danimarca e Norvegia seguono immediatamente il Canada, con Svizzera, Finlandia, Australia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Germania che finiscono nella top 10.

Per il secondo anno consecutivo, gli Stati Uniti si posizionano al 17° posto nel fornire una buona qualità di vita. In compenso sono al primo posto per il mercato del lavoro.

E l’Italia? Vince l’oro nel food & wine. Però se vuoi sapere dove si vive meglio in Italia, leggi il nostro articolo! 

I paesi, invece, dove viene percepita una minore qualità della vita si comportano male in settori che riguardano la sicurezza personale e le opportunità economiche. L’Iraq, seguito da Iran, Libano, Giordania e Angola sono in fondo alla classifica della qualità della vita. L’Iraq è ultimo nel sondaggio perché poco amichevole con le famiglie.

Ecco la classifica completa della qualità della vita 2020:

1) CANADA

Occupa circa i due quinti del continente nordamericano, rendendolo il secondo paese più grande al mondo dopo la Russia. È il Canada il miglior posto dove vivere. Il paese è scarsamente popolato, con la maggior parte dei suoi 35,5 milioni di residenti che vivono entro 125 miglia dal confine degli Stati Uniti. La sua vasta distesa gioca un ruolo importante nell’identità canadese, così come la reputazione del paese di accogliere gli immigrati.

2) SVEZIA

Il Regno di Svezia, fiancheggiato dalla Norvegia a ovest e dal Mar Baltico a est, si estende attraverso gran parte della penisola scandinava ed è uno dei più grandi paesi dell’Unione Europea. La capitale Stoccolma conserva ancora il fascino di una volta e attrae ogni anno turisti da tutto il mondo. Ma a fare della Svezia l’ambiente più adatto per viverci sono le sue politiche sociali. Il paese è un modello nella parità di genere e nel sostegno alla famiglia. A ciò si aggiunge l’impegno per i diritti umani, il servizio pubblico e la sostenibilità. L’assistenza sanitaria, così come l’istruzione, sono gratuite, e la sua popolazione vanta una delle più lunghe aspettative di vita nel mondo.

3) DANIMARCA

La Danimarca conquista la medaglia di bronzo dei paesi dove si vive meglio al mondo. Merito dei suoi servizi, dalla sanità alla burocrazia fino ai trasporti, ma anche di un welfare e un’assistenza molto efficienti. Nonostante le tasse siano piuttosto consistenti, i lavoratori riescono, senza grosse difficoltà, a mantenersi in modo autonomo.

4) NORVEGIA

Il Regno di Norvegia è il paese più occidentale della penisola scandinava, costituito principalmente da terreni montuosi. Quasi tutta la popolazione vive nel sud, attorno alla capitale, Oslo. La costa della Norvegia è composta da migliaia di miglia di fiordi, baie e coste dell’isola. I servizi sono tra i più efficienti al mondo: i mezzi di trasporto funzionano benissimo, l’istruzione è pubblica dalla scuola materna fino all’università, e la sanità è uno dei fiori all’occhiello della Norvegia così come il welfare state, uno dei migliori stati assistenziale al mondo, tanto da essere oggetto di studio per gli altri Paesi.

5) SVIZZERA

Alpi, laghi e vallate scolpite dai ghiacciai. A piacere della Svizzera sono le dimensioni ridotte: si tratta di un paese piccolo ma prospero che offre stabilità e affidabilità. La struttura del lavoro è inoltre efficace, in grado di garantire un miglior equilibrio tra vita professionale e vita privata. Oltre all’economia, la Svizzera gode anche di un ottimo ambiente, cibo e soprattutto aria poco inquinata.

6) FINLANDIA

Confinante con la Scandinavia, la Russia, il Mar Baltico e il Golfo di Botnia, è uno dei Paesi più suggestivi del Nord Europa, dove il paesaggio regala panorami innevati mozzafiato, e le temperature glaciali vengono ricompensate da una qualità della vita tra le più alte al mondo grazie ai servizi pubblici, all’estensione e all’efficienza dello stato sociale, e a un sistema d’istruzione gratuito per i suoi cittadini. Per non parlare della parità tra i sessi. In Finlandia la popolazione femminile è estremamente attiva, rispettata e persino più incisiva di quella maschile.

7) AUSTRALIA

Con i suoi spazi confinati e la sua grande estensione, l’Australia è considerato uno dei paesi dove si vive meglio, grazie a un basso tasso di criminalità, al sistema sanitario, alle opportunità lavorative e, cosa da non sottovalutare, allo stile di vita più rilassato.

8) OLANDA

Situata ai margini dell’Europa occidentale, l’Olanda è famosa per i suoi mulini a vento, caratteristici del suo sviluppo intorno all’acqua. Tre grandi fiumi europei – il Reno, la Mosa e la Schelda – attraversano Germania e Belgio nei porti occupati della nazione. Sempre ai primi posti nelle classifiche mondiali, il segreto della sua felicità risiede nei ritmi di lavoro molto più rilassati rispetto ad altre zone europee e nella ricchezza economica, aspetti che si traducono in un maggior tempo libero per i suoi cittadini.

9) NUOVA ZELANDA

Più economico della vicina Australia, lo stato insulare dell’Oceania è ricco di natura e vegetazione. Inoltre non manca il lavoro: il governo da diversi anni sta praticando una politica di reclutamento per attirare tutte le professionalità che qui scarseggiano. Lo stile di vita è rilassato, nessuna ansia da prestazione lavorativa, e le spiagge sono davvero bellissime. Insomma un’ottima meta per ricominciare una nuova vita.

10) GERMANIA

Stile di vita ordinato e efficiente, senso civico, rispetto per gli orari e per le regole fanno della Germania una macchina perfettamente funzionante. Il paese è tra i più sicuri al mondo, la burocrazia è rapida e il senso civico sviluppato. A ciò si aggiunge un benessere sociale diffuso e una qualità della vita che continua a migliorare.

Credo sia intelligente prendere questo periodo di Covid-19 come spunto di riflessione per capire le nostre esigenze abitative con l’obiettivo di avere il maggior tenore di vita sostenibile! 

Auguro un 2021 splendido a tutti voi con l’augurio di trovare la casa dei vostri sogni.

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